ABNA24 – e criticare il suo operato da delinquente violento nei confronti del popolo palestinese e di tutte le minoranze presenti in Palestina, sia etniche e sia religiose. Lo riporta Dailymuslim.
Dopo il recente rapporto pieno denso di prove reali, che segue quello di HRW e B’Tselem, Amnesty International ha ricevuto pesanti attacchi di essere un organizzazione terrorista di stampo antisemita da parte dello stato di occupazione con a capo il Ministero degli Esteri, che nella sua pagina Facebook, social complice dell’apartheid israeliano, ha dedicato una sfilza di post che, secondo la propaganda becera sionista, dimostra come AI sia un organizzazione antisemita.
L'entità sionista e le sue organizzazioni cercano in tutti i modi di classificare AI come un organizzazione che vuole distruggere la “patria degli ebrei”, tra queste Americans for Peace Now e StandWithUs. Entrambe sono attive sui social per abbattere la credibilità di AI. Queste hanno pagato Google per inserire degli annunci che accusando Amnesty di diffondere “bugie sull’apartheid”. Su YouTube, molti utenti hanno notato che sui contenuti del video di Amnesty che presenta il documento di apartheid dello stato di occupazione, vengono fuori annunci che discreditano Amnesty International.
Il team tecnico di AI ha chiesto spiegazioni a Google, ma, come Facebook, ancora nessuna risposta. Da qui si evince ancora una volta come le social company siano invischiate dai soldi sionisti nella propaganda contraria e di diffamazione a chiunque cerchi la verità.
Cosa oscena che abbiamo sempre segnalato e anche subito, con le censure di Facebook su alcuni nostri articoli.
Su Google come su Amazon, si sa grazie ai dipendenti che hanno firmato una petizione che denuncia Project Nimbus, un contratto da 1,2 miliardi di dollari che secondo il gruppo di lavoratori tecnologici anonimi fornirebbe servizi cloud a il regime di Telaviv che lo aiutano a raccogliere illegalmente dati sui palestinesi.
Facebook è in mano a un sionista israeliano, che i primi anni aveva, tra l’altro, stampata in grande la bandiera sionista camuffata nelle pagine del social.
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